Bambini e smartphone, un nodo da sciogliere

Sei ore di sonno rubate alla settimana e un rischio di dipendenza sempre più forte, soprattutto nelle ragazze. È quanto segnalato dalla Società Italiana di Pediatria che chiede ai genitori attenzione e buon senso nel monitorare l’uso degli smartphone da parte dei loro figli. Comunicazione efficace, regole e limiti: questi gli strumenti per evitare una deriva tecnologica che può avere conseguenze importanti sul piano della personalità dei giovanissimi. Dunque i pediatri consigliano di imporre il divieto di utilizzo di questi apparecchi a tavola, quando si fanno i compiti, prima di dormire o quando la famiglia è riunita. I genitori ovviamente debbono dare il buon esempio.

Ma quali sono i segnali più preoccupanti da cui poter comprendere il possibile insorgere di una dipendenza? La SIP spiega come “mal di schiena, di testa, modifiche dei ritmi del sonno e incapacità di staccarsi dallo smartphone” siano elementi da tenere in considerazione. Non solo. Se l’utilizzo del dispositivo compromette le relazioni interpersonali o i risultati scolastici o viene utilizzato in situazioni di potenziale pericolo, come ad esempio mentre si attraversa la strada, un problema c’è.

Gli effetti sui giovanissimi sono anche frutto di un avvicinamento a questi dispositivi sempre più precoce, già in tenerissima età. Secondo una ricerca promossa dal Centro per la Salute del Bambino onlus e dall’Associazione Culturale Pediatri, in Italia 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno utilizzare il cellulare dei loro genitori. E mamma e papà sono spesso molto permissivi: il 30% usa lo smartphone per distrarli o calmarli già nel primo anno di vita.

Nel 2018 la SIP si è espressa per la prima volta con un documento ufficiale proprio sull’uso dei media device da parte di bambini da 0 a 8 anni. I pediatri sconsigliano l’uso di smartphone e tablet prima dei due anni, in particolare durante i pasti e prima di andare a dormire. Tra i 2 e i 5 anni l’utilizzo deve essere al massimo di un’ora al giorno. Mentre può diventare di due ore tra i 5 e gli 8 anni. Inoltre la SIP condanna l’uso del cellulare “pacificatore”: no a telefonini e tablet per calmare o distrarre i bambini. Si invece all’utilizzo di applicazioni di qualità insieme ai genitori. I rischi di un utilizzo precoce e continuato riguardano la salute psicofisica del bambino e il suo sviluppo complessivo.

I bambini sono dei grandi imitatori, per questo il buon esempio deve venire dai genitori. “Siamo sempre connessi. La nostra vita è ormai snaturata dall’uso della tecnologia. Dobbiamo davvero fare per forza questo anche con i nostri bambini?” così Alessandra Bortolotti, psicologa esperta del periodo perinatale e scrittrice, spiega il suo punto di vista sul tema “Non si discute sull’uso, ma sull’abuso. Sta a noi dare ai nostri piccoli un esempio diverso. Non solo per una questione di abitudini ma anche di salute. Le dipendenze sono reali. E lo sono anche le onde elettromagnetiche che penetrano più facilmente nella testa del bambino che ha ossa craniche più sottili di quelle degli adulti. Per questo se abbiamo una necessità impellente è importante attivare la modalità aereo o ricorrere al vivavoce. Forse una via d’uscita c’è e sono i nonni. Per ragioni di vita, avranno meno tempo da trascorrere con i nostri bambini, i loro nipoti. Non possono sprecarlo con un cellulare”.

11/06/2019

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