Come la vita all’improvviso

Da ostetriche siamo istruite alla vita. Quello che ci insegnano a fare nel nostro percorso formativo è come aiutare un neonato a venire al mondo. Non c’è nulla su come dire a due genitori che purtroppo quello stesso neonato non ce l’ha fatta.” Tania ha 54 anni ed è Capo Ostetrica nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Senigallia “Ti ritrovi che ti mancano le parole e non sai neanche tu quale sia il modo migliore e se esiste un modo migliore”. Non solo le famiglie. Il lutto perinatale è qualcosa che riguarda anche gli operatori sanitari. E ciascuno reagisce a modo suo: “Le equipe sono formate da giovani e meno giovani che hanno alle spalle percorsi diverse, culture diverse. Non si è mai indifferenti di fronte ad una perdita umana. Tuttavia in alcune situazioni, per proteggersi, ci sono persone che possono sembrare meno coinvolte di altre. Ovvio, nelle realtà ospedaliere più piccole è tutto più familiare e di conseguenza anche più coinvolgente”.

Oggi 15 ottobre, Giornata Internazionale della Consapevolezza del lutto perinatale, proprio l’Ospedale di Senigallia promuove un incontro con l’associazione Ciao Lapo, onlus che su scala nazionale si occupa proprio di sensibilizzare la comunità su questo delicato tema. “L’incontro con Ciao Lapo ci ha resi maggiormente consapevoli. Quando una donna perde un bambino si cerca di rendere la sua permanenza in ospedale il più breve possibile. Ciò che spesso sfugge a noi operatori è ciò che viene dopo. Come potrà quella famiglia superare una perdita così grande? Ecco, oggi sappiamo che anche noi possiamo fare qualcosa per quel dopo. Possiamo gettare le basi per un percorso tanto difficile quanto necessario”. Il tema è un vero e proprio taboo: se ne parla poco e questo contribuisce a far sentire ancora più soli coloro che si trovano a vivere queste situazioni. “Quando una donna aspetta un bambino tutti si preparano alla vita. Se questo però non accade il meccanismo va in tilt. Si innestano sensi di colpa negli operatori e nella mamma. Parlarne diventa davvero difficile. Per questo sono importanti i momenti di confronto. Per costruire una rete che possa smuovere l’opinione pubblica, promuovendo anche una ricerca sul tema, ad oggi praticamente inesistenti. Come operatori dobbiamo pretendere formazione, senza avere paura. In fondo è sempre di vita che stiamo parlando”.

15/10/2019

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