La mia famiglia sostenibile

Linda è una giovane mamma di origini marchigiane. Quattro bambini e la volontà di dare un contributo appassionato e significativo alla cultura ambientale del nostro paese. Soprattutto in ambito familiare, dove troppo spesso consumi e spreco sono all’ordine del giorno.

Che cosa significa operativamente “gestire” una famiglia ad impatto zero?

Diciamo quasi zero? Si tratta di adottare piccoli accorgimenti a piccoli passi. Senza pensare di poter fare tutto subito, ma poco alla volta. Dobbiamo migliorare giorno dopo giorno partendo ad esempio dalla spesa: senza imballaggi, acquistando con i gruppi di acquisto solidali, dai produttori locali in sacchi grandi. Noi ce li dividiamo tra famiglie, con paletta e bilancia. Oppure andiamo a comprare nei negozi di quartiere che vendono sfuso, alla spina o vuoto a rendere. A Faenza ce n’è solo uno, ma speriamo che si diffondano. Frutta e verdura nei mercatini di produttori locali con le nostre sporte. Facciamo anche tanta autoproduzione, ma molto semplice e veloce: dentifricio con argilla bianca e bicarbonato; per il bucato percarbonato e sapone di Marsiglia grattugiato. I piatti li laviamo soprattutto con acqua calda e così pure il pavimento. Evitiamo ogni usa e getta, soprattutto in plastica o indifferenziata. Ci sono tante alternative: dall’acqua in borraccia invece che nelle bottigliette, ai piatti e bicchieri lavabili per le feste, ai pannolini lavabili, le coppette mestruali o gli assorbenti lavabili. In alternativa si può usare tutto compostabile, ma costa di più e comunque è sempre uno “spreco” di materia.

Non abbiamo auto di proprietà da almeno 8 anni e ci muoviamo in bici, a piedi, con i mezzi pubblici o, laddove impossibile, accettiamo passaggi o chiediamo auto in prestito. Crediamo sia necessario diminuire il numero di auto procapite: in Italia c’è un tasso di motorizzazione che è il più alto d’Europa. La condivisione e la sobrietà sono necessarie. Io sono vegana, proprio per ridurre l’impatto ambientale. Mentre mio marito e i miei figli mangiano carne e latticini, ma solo 1 o 2 volte a settimana e proveniente da piccoli allevatori biologici, locali. Infine la casa: fino a poco tempo fa eravamo in affitto. Ora stiamo ristrutturando un appartamento in un condominio con tutte le accortezze della bioedilizia. Dai pannelli fotovoltaici, all’isolamento, al recupero acque reflue. È complicato, ma ci appassiona provare a migliorare. Purtroppo in Italia siamo ancora molto indietro. Bisogna essere caparbi e cercare e non demoralizzarsi, perché non sempre lo Stato ti aiuta in queste scelte “green”. Siamo stati a Vauban Friburgo e lì è davvero semplice, è tutta una società a impatto zero.

Con altre mamme, altre famiglie, hai trovato condivisione dei tuoi principi o diffidenza?

In ambito locale abbiamo condiviso questo stile di vita con i gruppi di acquisto solidali. Abbiamo anche creato una stoviglioteca (prestito kit di piatti e bicchieri lavabili per feste di compleanno), e una pannolinoteca (prestito e info sui pannolini lavabili). A livello nazionale, abbiamo creato il gruppo famiglie senz’auto: siamo tanti, uniti, ci scambiamo informazioni, progetti, facciamo petizioni, collaboriamo con le amministrazioni e altre associazioni, abbiamo anche contribuito a modificare il CDS. Purtroppo c’è anche molta diffidenza, soprattutto a livello locale: lo ammetto, nella scuola dei miei figli ho suscitato molte polemiche perché mi impegno per allontanare le auto dalle scuole, creando aree di rispetto. Purtroppo la gente vorrebbe arrivare in auto fin dentro la classe, e si infuria se certe abitudini vengono scalfite. Ma io non mi demoralizzo, bisogna continuare.

A chi dice che non è possibile crescere figli, soprattutto molto piccoli, fuori dalle logiche del “consumismo” e del ” benessere”, cosa rispondi?

I bambini sono anti consumisti per natura, appena nati hanno bisogno solo della mamme e del suo latte. Anche crescendo non hanno bisogno di chissà cosa. Autosvezzamento, riuso di vestiti usati, baratto o riuso di giochi. Non servono gingilli, giocattoli, TV o soldi per rendere un bambino felice. I bambini amano la libertà e le cose semplici. Sporcarsi con la terra, arrampicarsi sopra un albero, andare in bici. Bisogna lasciare loro più tempo libero per il gioco spontaneo. Saranno più felici loro, più rilassati noi e risparmieremo anche molti soldi. Che poi, tra l’altro, una vita sobria ci permette di lavorare meno e passare più tempo con chi amiamo!

14/06/2019

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